URBAN PEOPLE

Villa Brentano, Busto Garolfo | 4 – 25 Maggio 2019

CINQUE ARTISTI INTERNAZIONALI IN MOSTRA: “URBAN PEOPLE” INDAGA I RAPPORTI TRA GLI AMBIENTI URBANI E LE PERSONE CHE LI VIVONO.

Cinque gli artisti internazionali invitati a riflettere sul tema Uomo-Città: Pietro Dente, Urbansolid, Andrea Sbra Perego, Fabrizio Inglese e Mario Sughi. Partendo da spazi urbani contemporanei la mostra si sviluppa tra cinque sale espositive, in un dialogo continuo tra le diverse prospettive che ogni artista offre. Gli spazi vuoti delle città immense si mescolano in continuità con l’indagine “Street-art”, la visione degli ambienti di transito della folla, le emozioni espressive e forti dell’umano, per terminare con calme visioni quotidiane e rassicuranti.

Pietro Dente ci porta a scoprire città internazionali con visioni “a volo d’uccello”. Dente è un artista affascinato dai panorami urbani delle grandi metropoli, che trasfigura in territori dell’immaginazione. Le sue opere pittoriche, su tela e plexiglas o plastica, sono cromaticamente complesse, e sfruttano le trasparenze, i giochi di luce e la percezione che i materiali sollecitano. Ciò che conferisce ai “paesaggi urbani” di Dente tutta la loro magica irrealtà è quel senso di leggerezza, di trasparenza di quelle pareti, della lontananza di quelle strade, dell’evanescenza di quelle facciate dietro le quali si immagina una vita reale, che però non esce mai da un’esistenza sognata e quasi sospesa.

Urbansolid ha popolato le grandi metropoli del mondo con le sue creature in gesso; se ne trovano dietro l’angolo nei modi più inaspettati. Si trovano ‘sculture parlanti’ a Londra, Berlino, Parigi, Milano e Torino. Il duo di ex studenti dell’Accademia di Belle Arti di Milano ama applicare parti gigantesche di anatomia umana a muri inutilizzati di luoghi urbani fatiscenti. Le installazioni tridimensionali che fuoriescono, ironiche e provocatorie, permettono un’esperienza tattile oltre che visiva. Le sculture diventano forme di vita in movimento, nell’atto di staccarsi e svilupparsi dal muro. I soggetti preferiti: calchi umani, maxi orecchie, mani che agiscono in misteriose operazioni, televisori, spermatozoi e scheletri di animali. E’ come se la città trasudasse oggetti significanti dai propri muri. L’arte arricchisce così aree dismesse o zone fatiscenti e degradate, appositamente scelte dagli artisti per intercettare i passanti e comunicare a loro precisi messaggi.

È un’architettura intrisa di umanità a emergere dalle tele di Andrea Sbra Perego, dove il soggetto ricorrente è la città, che vive e pulsa grazie all’immancabile fattore umano. Piazze, scorci urbani o stazioni ferroviarie sono di volta in volta animate da una folla dai contorni indefiniti, in perenne movimento. Spazi di percorrenza accelerata e frenetica, ovvero le consuete mete turistiche, come i monumenti urbani e i centri storici, oppure le infrastrutture per trasporti ad alto flusso sono l’oggetto su cui si focalizza la sua indagine. Sono questi i non-luoghi per antonomasia, dove la città è vista in relazione all’uomo, presenza costante ma sotto forma di sciame urbano, in cui nella massa indistinta è l’identità del singolo a venire meno.

La pittura espressionista di Fabrizio Inglese è l’estrinsecazione del profondo disagio interiore e del suo tormento, entrambi espressi su tela. Si tratta di ciò che l’artista ama definire i propri “selfie interiori” e lo fa con atteggiamento laconico, in quanto ciò che conta realmente per lui è lasciar parlare i suoi dipinti. Volti e corpi deformati urlano ma metaforicamente lo fanno in silenzio. E’ evidente che nei dipinti di Inglese sia presente un profondo viaggio interiorizzato che percorre ansie, timori ed ossessioni o paranoie. Tuttavia è oltremodo palese che non vi sia alcuna attenzione verso canoni estetici di nessuna sorta. Si evince che l’“apparire”, tanto agognato nella persistente globalizzazione mondiale odierna di sentimenti e di modus vivendi, non è d’interesse nella poetica dell’artista. Tutt’altro; egli pone l’accento sull’essere e sul divenire.

Se poi riflettiamo sulle immagini di Mario Sughi vi scopriamo un’intenzione di sospendere il tempo, una volontà di rappresentare dei non-eventi, di disegnare e colorare figure che non hanno storia se non dei minuti gesti che qui vengono intesi e ricercati perché sempre sottilmente ambigui. Sughi, figlio d’arte e anche conosciuto come nerosunero, è un artista/illustratore italiano che vive e lavora a Dublino. I suoi lavori tendenzialmente minimalisti, ricchi di colori e ironia sono stati pubblicati e inseriti in cataloghi dell’illustrazione e presentati in gallerie d’arte in America ed Europa. Si percepisce nel suo lavoro un perenne esercizio sul disegno, uno scavo nella forma, uno studio sui volumi e sulla struttura anatomica e compositiva. E tutto questo avviene attraverso il medium del computer guidata da un serio lavoro manuale operando in maniera “pittorica” con la tavoletta grafica. Si percepisce così la predilezione per immagini comuni, istantanee di vita con figure colte all’improvviso, tagli quasi da street photography. La fotografia influisce certamente sui suoi lavori, ma è anche un mezzo per cogliere sfumature, dinamiche sociali, luoghi comuni e stereotipie della gente comune, ignara della sua presenza discreta e sottile.

La mostra apre al pubblico Sabato 4 Maggio dalle ore 18:00 in poi. Visitabile fino al prossimo sabato 25 maggio 2019 con i seguenti orari: da Martedì a Sabato ore 14:30 – 18:00 presso Villa Brentano (1°piano), in via Magenta 25 a Busto Garolfo (MI).

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